<\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n <\/p>\n
A quando risale il tuo primo incontro con Maurizio de Giovanni?<\/strong><\/p>\nLeggo Maurizio praticamente da sempre, da quando i primi romanzi del commissario Ricciardi uscivano per Fandango. Ricordo che ai tempi mi colp\u00ec l\u2019intuizione di incrociare il genere della\u00a0ghost story<\/em>\u00a0con la grammatica della\u00a0crime fiction<\/em>. Introdurre un\u2019istanza narrativa propria del fantastico (\u201cI see dead people\u201d, \u201cVedo la gente morta\u201d per dirla con una celebre citazione) dentro il perimetro di un filone realistico come quello del romanzo poliziesco era un azzardo coraggiosissimo che non poteva passare inosservato. E infatti i lettori se ne sono accorti. La conoscenza personale con Maurizio, invece, risale al 2017, all\u2019inizio del nostro rapporto di lavoro. Ero appena arrivato in Rizzoli e con Michele Rossi, che allora era il responsabile della Narrativa italiana, avevamo deciso di lanciare una collana di gialli e noir: quella che poi diventer\u00e0 Nero Rizzoli. Pubblicare de Giovanni con un progetto forte e originale, concepito apposta per la nuova linea, era un sogno. Il sogno cominci\u00f2 a diventare realt\u00e0 a Napoli, nel dicembre di quell\u2019anno, durante un pranzo in cui Maurizio ci parl\u00f2 di Sara Morozzi, la donna invisibile, ex-agente della pi\u00f9 riservata agenzia dei Servizi.<\/p>\nCosa ti ha colpito della sua scrittura?<\/strong><\/p>\nMaurizio ha un\u2019estensione della scrittura impressionante. Riesce a coprire tutti i toni e i registri, passando con eccezionale disinvoltura dal comico al tragico, dall\u2019action<\/em>\u00a0all\u2019introspezione, dalla costruzione della suspense allo sviluppo delle dinamiche sentimentali. Ha una penna che pu\u00f2 far tutto e scrivere di tutto rimanendo sempre credibile. Poi possiede una particolare abilit\u00e0 nel disegnare i comprimari. Come un grande film ha bisogno di grandi caratteristi nei ruoli secondari, cos\u00ec un grande romanzo necessita di figure plastiche e a tutto tondo che affianchino i protagonisti. In questo de Giovanni \u00e8 un vero maestro. Il brigadiere Maione, Bambinella e perfino Boris, il mastodontico Bovaro del Bernese che nella serie di Sara \u00e8 il quarto elemento del gruppo, sono personaggi irresistibili e memorabili.<\/p>\nQuale aspetto o intervento specifico del tuo editing ritieni abbia influito maggiormente nella realizzazione del prodotto finale?<\/strong><\/p>\nCredo che nel lavoro di editing conti sempre e soltanto il risultato finale, quella particolare alchimia in cui i segni dei singoli interventi si perdono nell\u2019insieme. L\u2019editor non deve lasciare tracce. Se c\u2019\u00e8 un problema, spesso la soluzione migliore \u00e8 alternativa sia a quella presentata dall\u2019autore in prima battuta sia a quella suggerita dal suo sparring partner editoriale. \u00c8 un\u2019opzione che nasce dal confronto e dal ragionamento condiviso. Vengo dall\u2019underground della Bologna anni Novanta, ho collaborato a lungo con l\u2019atelier di scrittura Wu Ming, confido nella dimensione collettiva del raccontar storie. Forse \u00e8 il\u00a0brainstorming<\/em>\u00a0l\u2019aspetto su cui mi sento di insistere: la discussione preliminare alla stesura in cui ci si confronta sugli archi narrativi dei personaggi, sulla loro evoluzione drammatica, sullo sviluppo delle cosiddette \u201clinee orizzontali\u201d che in una serie sono elementi imprescindibili.<\/p>\n\u201cGli occhi di Sara\u201d \u00e8 il quarto romanzo della serie che vede protagonista la donna invisibile. Quali pro e contro presenta dal tuo punto di vista l\u2019editing di un romanzo che fa parte di una serie?<\/strong><\/p>\nUna serie ti costringe a immergerti con cadenza annuale in un universo narrativo in cui ritrovi personaggi che finiscono per accompagnarti come se fossero persone in carne e ossa. Li vedi crescere, evolvere, cambiare, sbagliare. \u00c8 un\u2019esperienza che si protrae nel tempo assorbendoti e sovrapponendosi alla vita reale. Bisogna tenere insieme questo mondo, evitare che non ci siano incongruenze tra un libro e l\u2019altro, avere sempre sotto controllo le backstory<\/em> \u2013 ovvero i trascorsi \u2013 dei personaggi. Soprattutto, bisogna capire come sviluppare il\u00a0to be continued<\/em>. Nella metrica delle serie un elemento fondamentale \u00e8 la tecnica del cliffhanger, cio\u00e8 il taglio, l\u2019interruzione, della storia su un picco tensivo, nel pieno di un colpo di scena o di un momento caratterizzato da forte suspense. Sapiente interprete della narrazione seriale, Maurizio \u00e8 bravissimo a gestire la progressione delle storie da un volume all\u2019altro.<\/p>\nLa struttura di quest\u2019ultimo romanzo ha presentato delle differenze rispetto ai precedenti?\u00a0<\/strong><\/p>\nGli occhi di Sara\u00a0<\/em>\u00e8 un grande romanzo sul passato. Anzi: sulle imprevedibili conseguenze che il passato continua a determinare nel presente, quasi fosse una sostanza che rilascia i suoi effetti in un tempo lunghissimo. De Giovanni ha evocato il \u201cbutterfly effect\u201d, quel principio in virt\u00f9 del quale impercettibili modificazioni nelle condizioni iniziali producono grandi variazioni al termine della catena degli eventi. \u00c8 il proverbiale battito d\u2019ali di una farfalla che provoca un uragano all\u2019altro capo del mondo. Ecco, in questo romanzo Maurizio analizza il \u201cbutterfly effect\u201d nella vita di Sara Morozzi mettendo in scena il legame invisibile che lega alcuni fatti dei primi anni Novanta all\u2019oggi. \u201cIl destino si scrive all\u2019indietro\u201d \u00e8 la frase che sintetizza alla perfezione il senso del libro. Questi temi sono resi sulla pagina attraverso la tecnica narrativa del montaggio parallelo che alterna eventi avvenuti in luoghi diversi e in tempi diversi. La gestione di personaggi rappresentati in momenti differenti della loro esistenza \u00e8 sempre un esercizio complesso, perch\u00e9 si tratta di rendere verosimile quel misto di identit\u00e0 e differenza, di permanenza e cambiamento, che rappresenta l\u2019evolvere degli esseri umani nel tempo. Letto in questi termini,\u00a0Gli occhi di Sara\u00a0<\/em>\u00e8 un congegno narrativo perfetto che illumina di luce nuova la figura di Sara rilanciandone l\u2019azione.<\/p>\nCuriosit\u00e0: quale\/i libro\/i stai leggendo in questo periodo?<\/strong><\/p>\nLa Q di Qomplotto<\/em>\u00a0di Wu Ming 1, edito da Edizioni Alegre: un \u201coggetto narrativo non identificato\u201d che ricostruisce con grande acume il fenomeno di QAnon esplorando l\u2019abisso in cui si formano le \u201cfantasie di complotto\u201d.<\/p>\nIl diritto dei lupi<\/em>\u00a0di De Bellis e Fiorillo (Einaudi): un\u00a0legal thriller<\/em>\u00a0che vira verso la commedia grottesca, ambientato nella Roma del primo secolo avanti Cristo, con Marco Tullio Cicerone tra i protagonisti.<\/p>\nE\u00a0I tuoni<\/em>\u00a0di Tommaso Giagni (Ponte alle Grazie) che \u00e8 molto pi\u00f9 di un romanzo sulla periferia. \u00c8 un libro che a venticinque anni da un film cult come\u00a0L\u2019odio<\/em>\u00a0indaga in modo magistrale i grandi temi dell\u2019identit\u00e0 e dell\u2019appartenenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Intervista a Tommaso De Lorenzis, editor dei primi tre romanzi della serie \u201cSara\u201d di\u00a0Maurizio De Giovanni, in occasione del\u00a0secondo incontro\u00a0di librinudi.\u00a0 A quando risale il tuo primo incontro con Maurizio de Giovanni? 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